voidq.xyz is a Fediverse instance that uses the ActivityPub protocol. In other words, users at this host can communicate with people that use software like Mastodon, Pleroma, Friendica, etc. all around the world.

This server runs the snac software and there is no automatic sign-up process.

Admin account
@hey@voidq.xyz

Search results for tag #linux

[?]Steamゲームリリース・セール情報 » 🤖 🌐
@steamgamefan@mastodon.social

Guild's Requiem⁣ <BUKSAETONG⁣> が、7/24(金)配信と発表されました。
store.steampowered.com/app/491

    [?]Steamゲームリリース・セール情報 » 🤖 🌐
    @steamgamefan@mastodon.social

    KlikBee⁣ <Shakahl Kft.⁣> が、7/29(水)配信と発表されました。
    store.steampowered.com/app/452

      [?]input » 🌐
      @feed@igeek.gamer-geek-news.com

      🎮 Valve's magical play-Windows-games-on-Linux tech is rebased, updated, and ready to play Resident Evil

      Just like me.

      📰 Source: Latest from PC Gamer
      🔗 Link: https://www.pcgamer.com/software/linux/valves-magical-play-windows-games-on-linux-tech-is-rebased-updated-and-ready-to-play-resident-evil/

      #Linux #OpenSource

      Image for: Valve's magical play-Windows-games-on-Linux tech is rebased, updated, and ready to play Resident Evil

      Alt...Image for: Valve's magical play-Windows-games-on-Linux tech is rebased, updated, and ready to play Resident Evil

        [?]ArchiveOS » 🌐
        @ArchiveOS@mastodon.social

        Lucas Chess – GUI with pyside6/64 bits Python. The program has 57 engines prepared to play from the start, and with very different levels, from 0 to 3600 elo. archivegame.org/lucas-chess/

          [?]T’Chris » 🌐
          @derdreschi85@mastodon.social

          Deepin 25.2 brings over 20 Treeland fixes, better multi-monitor handling, improved file indexing, and updated security components

          linuxiac.com/deepin-25-2-relea

            [?]T’Chris » 🌐
            @derdreschi85@mastodon.social

            Valve’s latest Proton update expands game compatibility with new playable titles, classic game fixes, better VR support, and launcher improvements.

            linuxiac.com/proton-11-0-relea

              [?]T’Chris » 🌐
              @derdreschi85@mastodon.social

              Frame is an open-source media conversion utility that wraps FFmpeg in a native Rust GUI for video, audio, image, subtitle, and metadata workflows.

              linuxiac.com/frame-gives-ffmpe

                [?]T’Chris » 🌐
                @derdreschi85@mastodon.social

                StatCounter’s June 2026 report shows at one of its strongest recent positions, while falls to 56.55%.

                linuxiac.com/windows-drops-und

                  [?]T’Chris » 🌐
                  @derdreschi85@mastodon.social

                  7.3 To Make It Easier To Disable Syscall User Dispatch

                  phoronix.com/news/Toggle-Sysca

                    [?]input » 🌐
                    @feed@igeek.gamer-geek-news.com

                    🐧 10 Best Free and Open Source IRC Servers

                    Internet Relay Chat (IRC) is a form of real-time Internet text messaging (chat) or synchronous conferencing. The post 10 Best Free and Open Source IRC Servers appeared first on LinuxLinks.

                    📰 Source: LinuxLinks
                    🔗 Link: https://www.linuxlinks.com/best-free-open-source-irc-servers/

                    #Linux #OpenSource

                      [?]T’Chris » 🌐
                      @derdreschi85@mastodon.social

                      XWayland 24.1.13 Released To Fix Two More Security Issues In The X.Org Codebase

                      phoronix.com/news/XWayland-24.

                        [?]Dekazeta :vf: » 🌐
                        @dekazeta@masto.es

                        Versión 5.2.3 de qBittorent, popular cliente de bittorrent para Windows, macOS y Linux que utiliza libtorrent: dekazeta.net/foro/files/file/2

                          [?]T’Chris » 🌐
                          @derdreschi85@mastodon.social

                          Proton 11.0-1 Released To Advance Valve's Steam Play For The Best Linux Experience Yet

                          phoronix.com/news/Proton-11.0-1

                            [?]Spcnet.it » 🌐
                            @blog@spcnet.it

                            OpenSSH 10.4: otto fix di sicurezza e il debutto della firma post-quantum ML-DSA+Ed25519

                            OpenSSH 10.4 corregge otto vulnerabilità su sftp, scp e sshd e introduce una firma post-quantum sperimentale ML-DSA-44 + Ed25519: ecco cosa cambia e cosa verificare prima dell'upgrade. [SENSITIVE CONTENT]

                            Perché ogni release di OpenSSH merita attenzione

                            OpenSSH non è un pacchetto qualunque nell’inventario di un sistemista: è il canale attraverso cui la stragrande maggioranza degli accessi remoti a server Linux e Unix passa ogni giorno, dai deployment automatizzati alle sessioni interattive degli amministratori. Quando il progetto rilascia una nuova versione con otto correzioni di sicurezza, non è il tipo di changelog da archiviare “per dopo”: va letto, capito e pianificato subito, anche se nessuna delle falle risulta sfruttata attivamente al momento del rilascio.

                            Il 6 luglio 2026 è uscita OpenSSH 10.4, e oltre alle correzioni porta con sé la prima implementazione sperimentale di una firma post-quantum ibrida e un cambiamento strutturale nel motore che interpreta i pattern con wildcard. Vediamo cosa cambia davvero per chi gestisce infrastrutture in produzione.

                            Le correzioni di sicurezza che contano di più

                            Due delle otto falle sono state individuate dallo Swival Security Scanner e riguardano il trasferimento file:

                            • sftp: un server malevolo poteva dirottare un download avviato da riga di comando (ad esempio sftp host:/percorso .) verso una destinazione diversa da quella attesa sul client.
                            • scp: durante le copie tra due host remoti, un server compromesso poteva scrivere file nella directory padre di quella di destinazione, uscendo dal perimetro previsto.

                            Sul lato server (sshd) sono stati corretti altri problemi rilevanti:

                            • l’implementazione internal-sftp troncava silenziosamente gli argomenti oltre il nono su righe di comando lunghe, con il rischio concreto di perdere un’opzione di sicurezza posizionata più avanti nella riga;
                            • DisableForwarding=yes non disattivava correttamente il tunneling quando combinato con PermitTunnel=yes, una regressione ora risolta per allinearsi al comportamento documentato;
                            • è stata chiusa una denial of service pre-autenticazione legata a GSSAPIAuthentication (funzione disattivata di default, ma diffusa in ambienti Active Directory);
                            • il ritardo minimo di autenticazione — la misura che rallenta i tentativi ripetuti di indovinare una password — in alcuni casi non veniva applicato: ora viene sempre imposto.

                            Sul client, ssh aveva un bug use-after-free innescabile quando un server cambiava la propria host key durante un re-exchange delle chiavi. Non è uno scenario comune, ma è esattamente il tipo di corner case che un attaccante con un server sotto il proprio controllo può orchestrare deliberatamente.

                            Checklist di aggiornamento pratica

                            1. Verifica la versione attuale con ssh -V e sshd -V su tutti i nodi.
                            2. Prima di riavviare il servizio, testa la nuova configurazione con sudo sshd -t.
                            3. Se hai script che analizzano l’output di sshd -T o sshd -G, verifica la sensibilità al maiuscolo/minuscolo (vedi sotto).
                            4. Pianifica la finestra di manutenzione su bastion host e jump server per primi, dato il loro ruolo critico.

                            La firma post-quantum sperimentale: ML-DSA-44 + Ed25519

                            La novità più discussa di questa release è il supporto sperimentale per uno schema di firma che combina ML-DSA-44 (l’algoritmo lattice-based standardizzato da NIST) con Ed25519, seguendo la bozza IETF draft-miller-sshm-mldsa44-ed25519-composite-sigs. Le due firme vengono unite in un’unica firma composita: per validare l’autenticazione entrambi gli algoritmi devono verificare correttamente, il che significa che un attaccante dovrebbe rompere sia la crittografia classica sia quella post-quantum per falsificare una chiave.

                            La funzione resta disattivata di default. Per provarla su un host di test:

                            # Generare una nuova coppia di chiavi ibride
                            ssh-keygen -t mldsa44-ed25519 -f ~/.ssh/id_mldsa44_ed25519
                            
                            # Abilitare l'algoritmo lato client (~/.ssh/config)
                            Host bastion.esempio.it
                                PubkeyAcceptedAlgorithms +mldsa44-ed25519
                            
                            # Abilitare l'algoritmo per le host key lato server (sshd_config)
                            HostKeyAlgorithms +mldsa44-ed25519
                            HostKey /etc/ssh/ssh_host_mldsa44_ed25519_key

                            Va trattata per quello che è: una funzione sperimentale. Non ha senso migrare in blocco l’infrastruttura di produzione oggi, ma vale la pena aprire un ticket interno per iniziare a testarla su ambienti non critici, perché la transizione verso algoritmi resistenti al calcolo quantistico nell’SSH arriverà — la domanda è solo quando, non se.

                            Un motore di pattern matching più robusto

                            La seconda novità tecnica è meno appariscente ma importante lato hardening: il matcher dei pattern con wildcard (usato ad esempio in AllowUsers, Match e nelle liste di host) è stato riscritto attorno a un automa a stati finiti non deterministico (NFA). Il vecchio codice poteva incorrere in un tempo di esecuzione esponenziale su pattern costruiti ad arte, un problema simile ai classici attacchi ReDoS sulle espressioni regolari. Con il nuovo matcher questo caso patologico scompare.

                            Modifiche che possono rompere configurazioni esistenti

                            Tre cambiamenti meritano un controllo esplicito prima dell’upgrade:

                            • L’output di sshd -G ora stampa le direttive in stile misto (es. PubkeyAuthentication) invece che tutto minuscolo: se hai script di parsing con grep case-sensitive, vanno aggiornati.
                            • Su Linux, se il sandbox seccomp non può essere attivato (o manca NO_NEW_PRIVS), l’avvio di sshd ora fallisce in modo fatale invece di degradare silenziosamente. Ambienti containerizzati con restrizioni sul syscall filtering (alcuni setup gVisor o kernel molto vecchi) vanno testati prima del rollout.
                            • Il layer di trasporto è diventato più severo: un peer che invia messaggi non pertinenti al key exchange durante un rekey post-autenticazione viene ora disconnesso, chiudendo un vettore di esaurimento memoria.

                            In sintesi

                            OpenSSH 10.4 è un aggiornamento da programmare a breve termine, non da rimandare: le correzioni su sftp/scp toccano un vettore di attacco realistico (server malevolo o compromesso), mentre il fix sul ritardo minimo di autenticazione rafforza la resistenza al brute-force. La firma post-quantum resta un esperimento da monitorare, ma è il segnale più chiaro finora che il mondo SSH si sta muovendo verso la crittografia resistente al quantum computing. Prima di eseguire il rollout su larga scala, testate configurazione, script di automazione e ambienti containerizzati: le tre modifiche “breaking” di questa release sono piccole ma possono bloccare un deployment automatizzato se non verificate in anticipo.

                            Fonte: Help Net Security – OpenSSH 10.4 arrives with security fixes and a post-quantum signature option

                            OpenSSH 10.4: otto fix di sicurezza e il debutto della firma post-quantum ML-DSA+Ed25519

                            Alt...OpenSSH 10.4: otto fix di sicurezza e il debutto della firma post-quantum ML-DSA+Ed25519

                            [?]Spcnet.it » 🌐
                            @blog@spcnet.it

                            systemd: guida completa a unit file, hardening e troubleshooting dei servizi Linux

                            Come scrivere service unit systemd robusti, applicare hardening di sicurezza e diagnosticare sistematicamente i servizi falliti su un server Linux di produzione. [SENSITIVE CONTENT]

                            Perché systemd è ancora il cuore di ogni server Linux moderno

                            Chiunque amministri sistemi Linux ha digitato decine di volte comandi come systemctl start o systemctl enable senza fermarsi troppo a pensare a cosa succede realmente sotto il cofano. systemd è l’init system presente sulla stragrande maggioranza delle distribuzioni Linux in produzione, e gli unit file sono il meccanismo con cui gli si dice cosa eseguire, quando eseguirlo e come comportarsi in caso di errore.

                            Conoscere a fondo la sintassi degli unit file e le tecniche di troubleshooting non è un esercizio accademico: è ciò che fa la differenza tra risolvere un servizio bloccato in due minuti o passare mezza giornata a indovinare. Vediamo come scrivere service unit robusti, quali opzioni contano davvero e come diagnosticare i fallimenti più comuni.

                            Anatomia di un service unit file

                            Un unit file è un file di configurazione testuale che descrive una risorsa gestita da systemd: servizi (.service), timer (.timer), socket (.socket), mount point (.mount) e altro ancora. In questo articolo ci concentriamo sui service unit, che sono quelli con cui la maggior parte dei sistemisti ha a che fare quotidianamente.

                            Prima regola pratica: sapere dove vivono i file.

                            • /lib/systemd/system/ o /usr/lib/systemd/system/ — unit forniti dai pacchetti di sistema, da non modificare mai direttamente
                            • /etc/systemd/system/ — dove lavori tu: unit personalizzati e override
                            • /run/systemd/system/ — unit runtime, spariscono al reboot

                            I file in /etc/systemd/system/ hanno precedenza su quelli in /lib/systemd/system/: è così che funzionano gli override.

                            Un service unit tipico si compone di tre sezioni: [Unit], [Service] e [Install]. Ecco un esempio minimo ma realistico per un’app Python:

                            [Unit]
                            Description=My Python Web App
                            After=network.target
                            
                            [Service]
                            Type=simple
                            User=webapp
                            WorkingDirectory=/opt/myapp
                            ExecStart=/opt/myapp/venv/bin/python app.py
                            Restart=on-failure
                            RestartSec=5
                            
                            [Install]
                            WantedBy=multi-user.target

                            La sezione [Unit]: ordinamento, non dipendenza

                            After=network.target indica solo l’ordine di avvio, non una vera dipendenza: il servizio parte dopo che la rete di base è stata configurata, ma non è garantito che un’interfaccia sia effettivamente raggiungibile. Per servizi che devono fare connessioni in uscita all’avvio (database, agenti di sincronizzazione, chiamate verso internet) è preferibile usare network-online.target:

                            [Unit]
                            After=network-online.target
                            Wants=network-online.target

                            Attenzione: questo funziona solo se sul sistema è abilitato un servizio “wait”, come systemd-networkd-wait-online o NetworkManager-wait-online, cosa non garantita su tutte le distribuzioni. Verificalo con:

                            systemctl is-enabled NetworkManager-wait-online.service

                            Vale la pena distinguere bene tra i tre operatori di dipendenza: Wants= è una dipendenza soft (se l’unit richiamata fallisce, il tuo servizio parte comunque), Requires= è una dipendenza hard (se fallisce, fallisce anche il tuo servizio), mentre After=/Before= riguardano solo l’ordine di avvio.

                            La sezione [Service]: dove si gioca la partita

                            Il parametro Type= descrive come si comporta il processo all’avvio, e sbagliarlo è una delle cause più comuni di servizi che sembrano non funzionare mai correttamente:

                            • Type=simple (default) — systemd considera il servizio avviato non appena parte il processo ExecStart. Va bene per processi in foreground.
                            • Type=forking — per demoni “vecchio stile” che fanno fork in background. systemd attende che il processo padre termini; serve quasi sempre PIDFile=.
                            • Type=notify — il processo notifica la propria disponibilità via sd_notify(). Più affidabile di simple per applicazioni complesse.
                            • Type=oneshot — per script che eseguono e terminano. Aggiungi RemainAfterExit=yes se vuoi che risulti “active” anche dopo l’uscita.
                            • Type=exec (systemd 240+) — simile a simple, ma systemd attende l’effettiva execve() del binario prima di considerare il servizio avviato, intercettando i casi in cui ExecStart non riesce nemmeno a partire.

                            Un dettaglio spesso sottovalutato riguarda i wrapper shell in ExecStart. Se usi:

                            ExecStart=/bin/bash -c 'echo started >> /var/log/myapp.log && /opt/myapp/start.sh'

                            ricorda che systemctl stop invia SIGTERM alla shell, non alla tua applicazione, rompendo potenzialmente lo shutdown pulito. Se proprio serve un wrapper, usa exec sul comando finale (exec /opt/myapp/start.sh) in modo che la shell passi il proprio PID al binario. Quando possibile, evita del tutto il wrapper e chiama il binario direttamente.

                            Sulla gestione dei riavvii automatici, Restart=on-failure è la scelta più sensata per la maggior parte dei servizi (riavvia su codici di uscita diversi da zero, segnali o timeout), mentre Restart=always va usato con cautela. RestartSec=5 aggiunge un ritardo prima del riavvio: senza, un servizio rotto martella il sistema in loop.

                            Override sicuri: mai toccare i file dei pacchetti

                            Non modificare mai i file in /lib/systemd/system/: gli aggiornamenti dei pacchetti sovrascrivono le modifiche. Il modo corretto è usare i drop-in override:

                            systemctl edit nginx

                            Questo comando apre un editor e crea automaticamente un file in /etc/systemd/system/nginx.service.d/override.conf, dove inserire solo le direttive da modificare:

                            [Service]
                            LimitNOFILE=65536
                            Restart=on-failure

                            Per vedere l’unit completo con gli override applicati: systemctl cat nginx. Dopo ogni modifica a un unit file, esegui sempre systemctl daemon-reload prima di riavviare il servizio: dimenticarlo è una fonte comune di confusione quando le modifiche non sembrano avere effetto.

                            Hardening: sandboxing gratuito integrato in systemd

                            systemd offre funzionalità di sandboxing native che riducono la superficie d’attacco in caso di compromissione del servizio. Da aggiungere nella sezione [Service]:

                            # Impedisce l'acquisizione di nuovi privilegi
                            NoNewPrivileges=yes
                            
                            # /tmp privato e isolato
                            PrivateTmp=yes
                            
                            # Accesso in sola lettura a /usr, /boot, /etc
                            ProtectSystem=strict
                            
                            # Impedisce la scrittura nelle home directory
                            ProtectHome=yes
                            
                            # Restringe le famiglie di indirizzi utilizzabili
                            RestrictAddressFamilies=AF_INET AF_INET6
                            
                            # Limita le syscall a un set sicuro
                            SystemCallFilter=@system-service

                            Parti da PrivateTmp=yes e NoNewPrivileges=yes, che sono a costo pressoché zero. Aggiungi le altre opzioni con cautela, in particolare ProtectSystem=strict, che richiede che l’applicazione scriva solo in /var, /tmp o percorsi esplicitamente consentiti tramite ReadWritePaths=. Per servizi esposti su internet, questo è un investimento minimo con un ritorno di sicurezza notevole.

                            systemd timer: un sostituto moderno di cron

                            I timer di systemd sono un’alternativa spesso sottovalutata a cron, con logging integrato, gestione delle dipendenze ed esecuzione “catch-up” se il sistema era spento all’orario previsto. Servono due file: il timer e il service corrispondente.

                            /etc/systemd/system/backup.service:

                            [Unit]
                            Description=Nightly Backup
                            
                            [Service]
                            Type=oneshot
                            User=backup
                            ExecStart=/usr/local/bin/backup.sh

                            /etc/systemd/system/backup.timer:

                            [Unit]
                            Description=Run backup nightly at 2am
                            
                            [Timer]
                            OnCalendar=*-*-* 02:00:00
                            Persistent=true
                            
                            [Install]
                            WantedBy=timers.target

                            Persistent=true fa sì che, se il sistema era spento alle 2:00, il job venga eseguito al successivo avvio: qualcosa che cron non fa senza configurazioni aggiuntive. Si abilita e avvia il timer, non il service:

                            systemctl enable --now backup.timer
                            systemctl list-timers

                            Troubleshooting sistematico dei servizi falliti

                            Quando un servizio fallisce, conviene seguire un percorso ripetibile invece di procedere per tentativi.

                            1. Controlla lo stato

                            systemctl status myapp

                            Mostra stato corrente, ultime righe di log e PID. Un servizio fallito appare tipicamente così:

                            ● myapp.service - My Python Web App
                                 Loaded: loaded (/etc/systemd/system/myapp.service; enabled)
                                 Active: failed (Result: exit-code) since Tue 2026-05-05 14:22:01 UTC
                                Process: 1234 ExecStart=/opt/myapp/venv/bin/python app.py (code=exited, status=203/EXEC)

                            status=203/EXEC indica che il binario non poteva essere eseguito: quasi sempre un problema di percorso o permessi.

                            2. Leggi il journal

                            journalctl -u myapp -n 50      # ultime 50 righe
                            journalctl -u myapp -f         # segui in tempo reale
                            journalctl -u myapp -b         # dall'ultimo boot
                            journalctl -u myapp -b -1      # dal boot precedente

                            3. Verifica errori di sintassi

                            systemd-analyze verify /etc/systemd/system/myapp.service

                            Intercetta typo, direttive sconosciute e dipendenze mancanti prima ancora di tentare l’avvio.

                            4. Testa manualmente ExecStart

                            sudo -u webapp /opt/myapp/venv/bin/python app.py

                            Se fallisce qui, il problema è nell’applicazione o nel suo ambiente, non in systemd.

                            Pattern di errore comuni

                            • status=203/EXEC: binario non trovato o non eseguibile
                            • status=217/USER: l’utente specificato in User= non esiste
                            • status=200/CHDIR: WorkingDirectory non esiste o non è accessibile
                            • Start request repeated too quickly: crash-loop; aggiungi RestartSec= e resetta il contatore con systemctl reset-failed myapp
                            • Timeout on start: il servizio non ha segnalato la propria disponibilità in tempo; verifica se Type= è corretto (un demone che fa fork con Type=simple va cambiato in Type=forking)

                            Un esempio production-ready

                            Ecco un unit file completo per un’API Node.js che riassume le best practice viste finora:

                            [Unit]
                            Description=Node.js API Server
                            Documentation=https://github.com/example/myapi
                            After=network-online.target
                            Wants=network-online.target
                            
                            [Service]
                            Type=simple
                            User=nodeapp
                            Group=nodeapp
                            WorkingDirectory=/opt/myapi
                            ExecStart=/usr/bin/node /opt/myapi/server.js
                            ExecReload=/bin/kill -HUP $MAINPID
                            Restart=on-failure
                            RestartSec=10
                            StartLimitBurst=3
                            StartLimitIntervalSec=60
                            EnvironmentFile=/etc/myapi/env
                            StandardOutput=journal
                            StandardError=journal
                            SyslogIdentifier=myapi
                            
                            # Hardening
                            NoNewPrivileges=yes
                            PrivateTmp=yes
                            ProtectSystem=strict
                            ReadWritePaths=/var/lib/myapi /var/log/myapi
                            
                            [Install]
                            WantedBy=multi-user.target

                            StartLimitBurst=3 e StartLimitIntervalSec=60 insieme significano: se il servizio si riavvia più di 3 volte in 60 secondi, systemd smette di riprovare, evitando che un servizio rotto continui a “sbattere” contro il sistema.

                            Comandi rapidi da tenere a portata di mano

                            # Start, stop, restart, reload
                            systemctl start myapp
                            systemctl stop myapp
                            systemctl restart myapp
                            systemctl reload myapp
                            
                            # Abilitazione al boot
                            systemctl enable myapp
                            systemctl disable myapp
                            
                            # Unit completo con override applicati
                            systemctl cat myapp
                            
                            # Servizi falliti
                            systemctl --failed
                            
                            # Performance di boot
                            systemd-analyze blame
                            systemd-analyze critical-chain

                            Conclusione

                            Scrivere un service unit non è complicato una volta capito cosa fa ciascuna sezione: [Unit] gestisce ordinamento e dipendenze, [Service] definisce come il processo gira e si riprende dai fallimenti, [Install] controlla il comportamento al boot. Le opzioni di hardening richiedono pochi minuti in più ma vanno inserite di default su ogni servizio esposto in rete. E se ancora lanci job da cron, vale la pena provare un timer systemd: l’integrazione con il journal da sola giustifica il passaggio.

                            Fonte: LinuxBlog.io – systemd Services: Writing, Managing, and Troubleshooting Unit Files on Linux

                            systemd: guida completa a unit file, hardening e troubleshooting dei servizi Linux

                            Alt...systemd: guida completa a unit file, hardening e troubleshooting dei servizi Linux

                            [?]Eugenia L » 🌐
                            @eugenialoli@mastodon.social

                            My favorite music of all time in a computer game is that of Warcraft II: Tides of Darkness (1995). Great game too! I just installed it under Linux using the open source re-implentation of the engine, Stratagus/Wargus. It was a challenge to get it running, but it kinda worked at the end.

                            Warcraft II

                            Alt...Warcraft II

                              [?]:awesome:🐦‍🔥nemo™🐦‍⬛ 🇺🇦🍉 » 🌐
                              @nemo@mas.to

                              Root-Zugriff durch einen Linux-Kernel-Bug: Ein einzelnes falsch gesetztes Ausrufezeichen in Nftables (CVE-2026-23111) negierte eine Bedingung und öffnete eine Use-after-free-Lücke. Angreifer mit einfachen Rechten können Code als Root ausführen. Patch seit Feb. 2026. 🔒🐧 golem.de/news/root-zugriff-moe

                                [?]:awesome:🐦‍🔥nemo™🐦‍⬛ 🇺🇦🍉 » 🌐
                                @nemo@mas.to

                                🛡️ Linux rocked by CVE-2026-53111: a single faulty character leads to a use-after-free flaw that can help unprivileged users evade sandbox defenses—and escalate to root. Researchers say the February kernel fix has been backported to major distros. arstechnica.com/security/2026/

                                  [?]𝕂𝚞𝚋𝚒𝚔ℙ𝚒𝚡𝚎𝚕™ » 🌐
                                  @kubikpixel@chaos.social

                                  «16 Jahre alter Linux-Bug öffnet Hackern Tür zu Cloud-Servern:
                                  Ein Fehler im KVM-Code des Linux-Kernels steckt seit rund 16 Jahren im Quelltext, ohne aufzufallen.»

                                  Nun mal sehen was dies betrifft oder was auch nicht. Linux hat ja noch nie versprochen, dass die "Die Sichersten" sind.

                                  🐧 it-daily.net/shortnews/16-jahr

                                    [?]Forkmesh » 🌐
                                    @forkmesh@mastodon.social

                                    Forkmesh would like to set up a mirror/relay for .

                                    Does anyone have a 2TB server they’d be willing to contribute to help support the network?

                                      [?]openSUSE Linux » 🌐
                                      @opensuse@fosstodon.org

                                      Running out of space on with systemd-boot? XBOOTLDR is your escape hatch; a separate partition for and that frees up your ESP. Now supported in openSUSE! news.opensuse.org/2026/07/07/x

                                        [?]Michael Emory🎮🐧🔺 » 🌐
                                        @nebadon2025@mastodon.social

                                        Fallout 4 - SteamOS 3.9 - ROG Zephyrus G GA502 GTX 1660 Ti Max-Q Ryzen 7 3750H (Nouvea/NVK)

                                        youtube.com/watch?v=xeUXmLaQS7U

                                          [?]GNU/Linux.ch » 🌐
                                          @gnulinux@social.anoxinon.de

                                          Flatsweep - Der Besen für Flatpaks

                                          Das Werkzeug räumt deinstallierte Flatpak-Pakete auf, indem es Benutzerdaten entfernt. Nötig ist das nicht, weil man das auch ganz einfach mit Bordmitteln erledigen kann.

                                          gnulinux.ch/flatsweep-der-bese

                                          [?]Habr » 🤖 🌐
                                          @habr@zhub.link

                                          Топ-10 утилит для работы с диском на VDS

                                          Продолжаю серию подборок. До этого рассказывал про инструменты для первого виртуального сервера и 10 онлайн- сервисов для сетевиков. А сегодня собрал утилиты, которые помогут найти, куда делось место, протестировать скорость диска и отследить, что именно его грузит. Интересно? Заходите под кат. Читать

                                          habr.com/ru/companies/ruvds/ar

                                            [?]Brian Fagioli » 🌐
                                            @brianfagioli@mastodon.xyz

                                            Proton 11 is a huge win for gaming, fixing EA games, Resident Evil, and much more nerds.xyz/2026/07/proton-11-li

                                              Back to top - More...